Il fiume

Ho i piedi appoggiati su un sasso, bianco. Osservo le gocce d’acqua sul loro dorso, spariscono lentamente, riscaldate dal sole del pomeriggio che muore. Sull’altra sponda del fiume c’è un gruppo di ragazzi; li vedo ridere e parlare, ma lo schiamazzo della loro adolescenza è inghiottito dal rumore della piccola cascata. È un salto artificiale, costruito con grandi pietre squadrate; e deve essere qui da molto tempo a giudicare da come alcune piante selvatiche hanno trovato come attecchire, rompendo le fughe tra i massi. L’acqua è verde e fredda; meno di quanto mi aspettassi ma richiede ad ogni modo un certo sforzo per superare la naturale ritrosia a tuffarsi.Sono venuto in questo posto ieri per la prima volta e mi sono accorto di esserci già stato.

Rails

Mi domando se mai ce la farò a ritornare nella vita; un giorno sono scivolato fuori dai binari e non sono più riuscito a salire sul treno. Vedo i vagoni che corrono, lontano da me. Li vedo, ma a impedire la mia corsa si alza questo bosco fatto di frustrazione, impotenza, inadeguatezza. Vorrei sbuffare tutto fuori, come una vecchia locomotiva.

Si sollevano i congiuntivi, crescono i muri dei condizionali. Datemi certezze; non pretendo una pianura ma almeno un colle da cui possa vedere le cose un po’ più chiaramente.

Ho riempito una scatola con le frustrazioni
i rimorsi e le paure.
Vola via appesa
a una mongolfiera.

Unica àncora
a cui mi aggrappo
quella in cui è scritto
“cambiamento”.

“The place where (s)he was happy”

Ho una geografia complicata sotto molti punti di vista.

Da un lato queste colline, la terra di mezzo, il punto percepito come il più lontano dal mare perché centro di un paese che ne è quasi circondato. È la terra di mio padre ma, in fondo, non proprio. Qui mia nonna era arrivata appena ventenne, dopo aver sposato un giovane militare, sconosciuto. E straniero prima che bello. E l’unico ad appartenere veramente alla terra che lo ha visto invecchiare.

Dall’altro uno scoglio separato dalla terraferma ma non abbastanza da perdere di vista la sagoma del Vesuvio. Isola colorata, capace di contenere mare, cielo e orizzonte in un unico abbraccio. È la terra di mia madre ma, in fondo, non proprio. Mia nonna era figlia di un altro esilio, di un marinaio orfano della propria isola, a nord, e che su quello scoglio aveva trovato l’amore.

Entrambi i miei genitori sono cresciuti in un mondo che non apparteneva loro fino in fondo o che, più verosimilmente, non avevano voluto riconoscere come tale.

Marzo

Il mio respiro disegna
un alone sul vetro
gelido
della finestra.

I tuoi passi alzano
gocce di acqua
sottili
dall’asfalto.

Immagino il sorriso
che ti increspa
le guance.

Ma la mia mano non può,
la mia voce non può.
Solo gli occhi
mi restano.